SCORPIONE DI AMPURIAS

SCORPIONE DI AMPURIAS

L’ampia ignoranza circa le effettive connotazioni delle artiglierie romane iniziò a dissolversi soltanto dopo il primo ritrovamento di un intero gruppo motore. Il prezioso reperto riaffiorò nel 1912, nel corso degli scavi dell’antica città greca di Emporion, ribattezzata dai Romani Ampurias, restando per un paio di anni un oggetto misterioso.

La novità sopraggiunse allorquando un giovane ufficiale prussiano, Erwin Schramm, che si era da tempo dedicato allo studio delle antiche macchine da lancio identificò quei resti come le piastre di ferro che rivestivano il capitulum, ovvero il massiccio telaio in legno di quercia del gruppo motore d’una catapulta romana di media potenza. Il diametro interno dei modioli, le grosse flangie di bronzo che sorreggevano le matasse nervine, infatti, era di circa 75 mm, ossia le 4 dita canoniche dello scorpione tipo di Vitruvio che così ne prescriveva il dimensionamento: Tutti i rapporti di proporzione degli organi di queste armi sono calcolati in base alla lunghezza del dardo che devono scagliare, alla cui nona parte viene fatto corrisponde­re il diametro del foro nel telaio del gruppo motopropulsore attraverso il quale passa il fascio di fibre ritorte che sopportano i bracci.

“Parimenti la stessa grandezza del gruppo, lunghezza e larghezza, deve essere multipla di questo modulo. Le assi superiore ed inferiore del suo telaio, definite periteti, dovranno avere uno spessore pari ad un modulo, una larghez­za pari ad un modulo e tre quarti [al centro] ed a un modulo e mezzo alle estremità.

I montanti destro e sinistro, al netto dei tenoni, saranno alti quattro moduli e spessi cin­que ottavi di modulo; i tenoni saranno di mezzo modulo.

L’interasse fra il montante ed il foro sarà di un quarto di modulo, ugualmente di un quarto di modulo l’inte­resse fra l’apertura ed il montante centrale. La larghezza del montan­te centrale sarà di un modulo e tre quarti, con uno spessore di un modulo. L’altezza della bucatura del montante centrale sarà pari ad un modulo ed altrettanto la larghezza.

Il buco nel montante centrale, dove viene collocato il dardo, invece deve essere largo un quarto di modulo. Ai quattro angoli del telaio si applicheranno con chiodi sia frontalmente che lateralmente piastre di ferro o di bronzo.”

Fu possibile, proprio dal reperto, assodare che la funzione delle piastre non si imitava a fornire una protezione passiva: essendo applicate anche alle superfici laterali interne ed esterne dei montanti come delle traverse superiore ed inferiore e raccordate con spessi perni passanti ribattuti, tradivano l’esigenza di rinforzare tutti i componenti lignei per incrementarne la resistenza.

Per formarsi un’idea, sia pure approssimata, delle forze in gioco è interessante ricordare che il limite di snervamento di una coppia di matasse da 75 mm, supera le 25 t, il peso di un carro armato di media grandezza!

Corrispondendo le connotazioni e le dimensioni del fortunoso reperto ai canoni tramandati da Vitruvio, e grazie soprattutto al perfetto stato di conservazione dei modioli di bronzo, si potette ricostruire la catapulta di provenienza con sufficiente attendibilità.

Lo Schramm, pertanto, esaurite le analisi e le deduzioni non ebbe soverchie difficoltà a riprodurla: identico criterio seguito per la restituzione grafica, frutto della colaborazione con la Facoltà di Ingegneria, e, successivamente, per la  ricostruzione al vero della macchina.

Una ulteriore conferma della correttezza del meticoloso lavoro fu ottenuta dallo Schramm alle prove di tiro di incredibili potenza ed efficacia.

Successivi rinvenimenti di altri motori similari, oltre a dimostrare la sensatezza delle interpretazioni del giovane ufficiale, testimoniarono anche la costanza dei canoni costruttivi adottati per quasi mezzo millennio.

Va subito precisato, infatti, che tutti i rinvenimenti succedutosi concernono soltanto le blindature dei gruppi motori, peraltro sempre del medesimo calibro, che essendo perfettamente aderenti al telaio di legno e munite degli alloggiamenti per i modioli delle matasse ne consentono l’esatto dimensionamento.

La singolare coincidenza lascia presumere che tanto il gruppo di Ampurias come il più recente rinvenuto a Teruel fossero entrambi pezzi di rispetto, ricavati da altrettanti gruppi motori danneggiati e in attesa di riparazione, o rigenerati e destinati al ricambio di similari.

In ogni caso confermano una produzione seriale di dimensioni standardizzate per circa un paio di secoli, con componenti perfettamente intercambiabili.

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