MACCHINE

MACCHINE

  • BALISTA HATRA

    Ai piedi delle mura dell’antica città mesopotamica furono ritrovati alcuni frammenti solo all’apparenza insignificanti. Essi erano infatti la testimonianza concreta di una delle piú potenti ed efficaci macchine da guerra mai messe a punto dagli ingegneri romani.

    Ricorre spesso, nelle fonti, la distinzione fra artiglieria a torsione «eutitona» e «palintona», differenziazione secondo la quale, stando a Erone (matematico, fisico e ingegnere greco, attivo nel I secolo d.C.), le prime erano adibite al solo lancio di dardi, mentre le seconde anche di pietre. Circa il significato esatto delle denominazioni possiamo solo avanzare deduzioni, rese però attendibili da recenti ritrovamenti. Alla base della distinzione vi è la diversa potenza di lancio ma non la diversa dimensione, poiché, in tal caso, sarebbero state baliste piccole e grandi, rispettivamente lancia-dardi e lancia-sassi per antonomasia. È quindi logico presumere che la diversa potenza non fosse di tipo dimensionale, ma funzionale, cioè conseguente al rendimento energetico ottimale della macchina in relazione alla massa del proietto. In altre parole, il propulsore di un’artiglieria palintona, a parità di matasse di corda, forniva una spinta maggiore, consentendo perciò il lancio di proietti piú pesanti e con gittate piú ampie. Il che, implicitamente, significa la maggiore torsione delle matasse stesse, e il loro caricamento esasperato, fin quasi allo snervamento delle fibre.   leggi tutto..  


  • ONAGRO

    Se la deformazione elastica, per compressione, trazione, flessione e torsione, costituì la risorsa energetica reversibile per antonomasia fu l’ultima quella che fornì il massimo rendimento e, per conseguenza, la più utilizzata nelle macchine da lancio. Non a caso dal verbo torcere, derivò la loro generica definizione di tormenta, esplicito riferimento alla torsione delle loro matasse elastiche che ne garantivano il funzionamento.

    Pur essendo unico il criterio informatore delle artiglierie elastiche, quale ne fosse la dimensione, non altrettanto ne fu l’architettura strutturale, soprattutto in quella tramandata da una singolare vicenda storica che potrebbe definirsi  di tipo carsico per l’avvicendarsi nell’arco di sei secoli di laconiche menzioni e prolungate rimozioni: il lancia sassi monobraccio, dal tiro molto parabolico ricordato dai greci come monoancon e dai romani come onagro.
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  • CHEIROBALLISTRA

    Un’eclissi lunare, descritta da Erone di Alessandria e fatta risalire al marzo del 62 d.C., ha permesso di ascriverlo con certezza al I secolo. Del resto la sua artiglieria tradisce sostanziali differenze da quella di Vitruvio, tali da non giustificarne il silenzio del loquace autore se mai posteriore. Lecito, pertanto, reputarlo l’ultimo perfezionatore delle baliste e delle catapulte, ideatore e costruttore di una tipologia intermedia, quasi interamente di ferro, che adottava il movimento palintone delle grandi baliste sulle più piccole catapulte, trasformandole così in una sorta di balista manesca, in latino manuballista, cheiroballistra in greco.

    Ovviamente non si trattò di una mera modifica materiale, poiché l’ampliamento del settore di rotazione dei bracci, passando per quella innovazione dai tradizionali 50° ai circa 150°, consentì quasi di raddoppiare la gittata utile, portandola a superare i 400 m, e riducendo al contempo gli ingombri ed il peso dell’arma, che divenne perciò realmente campale ed individuale.

    A voler esemplificare in ambito automobilistico, non si trattò dell’invenzione del motore Diesel, ma della sua miniaturizzazione per l’istallazione sulle autovetture di piccolissima cilindrata!   leggi tutto..  


  • CATAPULTA

    Forse fu un caso, forse qualcosa di più poiché anche ai Romani non sfuggivano le ricorrenze simboliche: di certo esattamente cento anni dopo la disfatta di Teutoburgo, che vide il massacro di tre intere legioni, ed appena un paio dopo il suicidio di Decebelo che, di fatto, sancì la vittoria delle guerre daciche, si progettò il monumento celebrativo più vistoso, della pur sterminata produzione imperiale: la Colonna Traiana.

    Ad essere esaltato l’esercito ed il suo capo supremo, in un modo che neppure l’ultimo analfabeta poteva fraintendere: lungo le sue spire si avvicendano 2500 personaggi, ritratti con estremo realismo in una teoria di 150 scene, antesignane fotogrammi inerenti agli episodi salienti della guerra, sfondo ideale per l’enfatizzazione degli aspetti tecnici della campagna. Non a caso il grande volumen è attribuito al genio di Apollodoro di Damasco, per l’aspetto tecnico ed alla scaltrezza dello stesso Traiano, per l’aspetto propagandistico.   leggi tutto..  

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