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Ricostruzioni di antiche macchine belliche
ellenistico – romane

Da oltre un decennio un gruppo di tecnici e di artigiani da me presieduto si occupa della ricostruzione della antiche macchine ellenistico-romane, in particolare delle artiglierie che armavano le legioni e le loro innumerevoli fortificazioni. A coordinarli provvedo personalmente sia dal punto di vista teorico, come storico militare e come esperto di armi e congegni bellici, sia dal punto di vista tecnico, come ingegnere con oltre una trentina di anni di cantiere alle spalle.

7dL’attività di ricostruzione di antiche macchine belliche, o comunque tecnologiche, di epoca romana potrebbe apparentemente sembrare un hobby di persone ben dotate di risorse economiche e di tempo libero, prive di coinvolgimenti e impegni nella normale vita di tutti i giorni: la realtà tuttavia è ben diversa.
La nostra singolare produzione è un lavoro a tutti gli effetti e come tale obbedisce alle normali leggi di costruzione e di mercato, con in più una serie di adempimenti di natura culturale drasticamente assenti nella altre attività.

Ogni ricostruzione, infatti, deve essere supportata da un preciso riferimento storico-archeologico e sottostare a tre criteri imprescindibili: deve essere documentata nelle fonti scritte, deve essere confermata da reperti archeologici e deve vantare almeno una qualche menzione iconografica.

b-8Nessuna deroga è consentita per l’attendibilità della ricostruzione, della quale peraltro fanno fede le mie pubblicazioni scientifiche, edite da diversi e qualificati editori e ormai veri libri di testo del settore.

La nostra produzione, come accennato, è inerente principalmente alla ricostruzione delle antiche macchine belliche di epoca ellenistico-romana, ed in particolare delle artiglierie elastiche. Queste costituirono i primi congegni dotati di un apparato motore e di un accumulatore energetico, con comando differito nel tempo a discrezione del servente. Criterio informatore che per trovare un equivalente richiederà più di un millennio e mezzo, manifestandosi nella pienezza delle sue derivazioni soltanto nell’attuale civiltà tecnologica.
Lo studio concreto di queste remote macchine e delle loro effettive connotazioni rientra nella cosiddetta archeologia sperimentale.

L’archeologia sperimentale ha tra le sue finalità la riproduzione degli antichi manufatti, allo scopo di verificarne le potenzialità, cosí da fornire quelle informazioni che la ricerca sul campo non è sempre in grado di restituire. Anche la piú attenta delle indagini sistematiche, infatti, deve misurarsi con la rarità dei reperti, più o meno danneggiati, e con l’avulsione degli stessi dal contesto originario. Senza contare che la loro preziosità ne impedisce spesso qualsiasi vaglio conoscitivo, al di là della mera fotografia. Ne consegue che le deduzioni materiali fin qui acquisite siano perlopiù esiti dell’archeologia sperimentale, ottenuti secondo alcuni rigidi criteri.

b-11Il primo prescrive che materiali e tecniche impiegati siano perfettamente identici a quelli in uso nell’epoca in esame; il secondo che, a loro volta, le nozioni tecnico-scientifiche fossero allora note; il terzo che le fonti, scritte e iconografiche, provino con sicurezza l’esistenza del manufatto in studio.